La schiava e il padrone- Parte seconda

La schiava cerca il suo padrone

Sono davanti all’albergo dove mi ha dato appuntamento; completamente nuda, indosso solo un impermeabile nero e il plug gioiello che mi ha donato, ho i capelli raccolti come mi ha chiesto, so che mi sconcerà con violenza l’acconciatura.

Allora non è uno scherzo ma resta un sogno

I tacchi a spillo s’infilano tra il ciottolato dell’albergo e, mentre prego di non azzopparmi, lui spunta fuori quasi dal nulla. Sento un tuffo al cuore ma cerco di stare calma.

A breve gusterò il suo corpo e l’emozione che provo è delirante.

Giochi e giocattoli

Ho un trolley con i toys; ci sono i giocattoli più impensabili, dalla bottiglia di prosecco con la quale mi ha sfondato la figa al collare col guinzaglio che mi ha donato. In camera ci sarà un suo amico. Non m’importa chi sia o quali siano le sue fattezze, per me è solo un gioco in più, che userò a piacimento del mio padrone, nel sottomettermi a lui.

L’ascensore

Lo seguo in ascensore, mi sputa in bocca, neanche immagina quanto mi piaccia; entro nella stanza, mi chiede di togliere l’impermeabile e resto nuda davanti a loro, o meglio a lui, per poi raggiungerlo carponi, in ginocchio mentre il Signore sta seduto sul divano, immenso e bellissimo.

Ora sono tua

Mi infila il collare, un gesto solenne, di appartenenza. Ora mi sento davvero sua mentre mi faccio penetrare dal suo piede e obbedisco a tutti i suoi più lordi ordini. Lecco senza remore ogni parte del suo corpo, leccherei i suoi piedi per ore, mi ci strofino il viso, non tralascio neppure un dito. Ho fame della sua bocca che mi nega, della sua lingua, di sentire il suo cazzo in tutti i miei buchi.

Dolci brutalità

Sento la strana tenerezza di un suo schiaffo e all’improvviso, mi porta in bagno, mi afferra per i capelli e infila la mia testa nel water a filo d’acqua. Io sono serena, felice di accontentarlo, felice di assecondarlo. Mi toglie il collare ed entriamo nella vasca.

Sorgenti

A breve la pioggia d’oro, il suo pissing irrorerà il mio corpo e io cercherò di abbeverarmi da quel gettito come si fa quando si beve dalle fontane di Tivoli. La sua sborra mi ha già nutrita, il suo sapore mi ha stregata come una pozione magica. Lo osservo.

Il gigante

Tutto in lui è gigantesco: i piedi, le mani, l’altezza, il suo durissimo attrezzo, le braccia avvolgenti. Dopo questo rito Tizianesco con cui Giove penetra Dianae, ci concediamo una doccia così posso godermi tutto il piacere di sentire il suo corpo che scivola tra le mie mani.

L’unico vero timore

So che è ora di andare e sarà sempre troppo presto e così troppo il timore di non rivederlo. La sensazione però è di averlo accontentato. Rientro a casa, mi sono concessa due giorni di castità, quello prima e quello dopo, per conservare il più possibile la sensazione del suo gigante fragranza addosso. Lo rivedrò? Nulla è scontato ma spero, almeno, di poter concludere la trilogia.

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